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STAMPANTE 3D IN SALA OPERATORIA

 

 

La stampa 3D rimodella la salute

 

Ossa, tutori e un domani magari anche tessuti e organi artificiali. Ecco come il 3D printing entra in sala operatoria per migliorare la vita dei medici, e soprattutto dei pazienti.

3DPrint Hub_dettaglio 3

Effettuare una diagnosi appropriata è la base per impostare una terapia efficace. Molti sono gli elementi da considerare e grande è il ruolo che la tecnologia può giocare in questo campo. Realizzare modelli di fratture ossee per una più accurata valutazione del quadro clinico e tutori traspiranti al posto del gesso sono solo alcune delle soluzioni che la stampa tridimensionale vuole mettere al servizio di medici e chirurghi. Così dalla ricerca sui vaccini alla ricostruzione delle ossa e dei vasi sanguigni si potrebbe anche arrivare, nell’arco di qualche anno, alla creazione di veri e propri tessuti e organi artificiali.

Insomma accanto ai bisturi, in corsia, non sarebbe improbabile vedere un giorno comparire anche le stampanti 3D. Pronte a fornire pezzi di ricambio ad hoc, così come modelli di studio, per sviluppare una migliore comprensione dei rapporti anatomici e imparare a pianificare con cura accessi e spazi di manovra. Con le nuove tecniche di scansione è infatti possibile pensare alla produzione di dispositivi medici su misura, in particolare tutori anatomici ed ortesi, che i pazienti possono personalizzare nell’estetica, nelle funzionalità e persino nelle prestazioni terapeutiche. Compresa la fabbricazione di un braccio stile Iron Man, perché no.

I vantaggi di queste applicazioni sono molteplici”, spiega Nicola Giardini di Proteo, startup che punta a rivoluzionare il comparto grazie a un alto grado di precisione e customizzazione. Si va “dalla possibilità di inserire dispositivi e sensori per scopi terapeutici sia passivi che attivi, come ad esempio il monitoraggio dei parametri o l’elettrostimolazione, alla messa a puto di attuatori e sensori per aumentare le funzioni del dispositivo medico e renderlo anche interfaccia di comunicazione con pc, tv, smartphone per garantire, soprattutto ai pazienti con malattie croniche costretti a indossare il dispositivo per molte ore al giorno, una completa interazione con il tutore stesso“.

3DPrint Hub_dettaglio 2Di pari passo potrebbero sorgere nuove figure professionali, con profili ibridi, anch’essi modellati con cura a metà tra quello puramente scientifico e quello invece più tecnico-pratico. “Grazie alla stampa 3D oggi abbiamo la possibilità di toccare con mano e vedere concretamente, in rapporto 1:1, una lesione o una frattura, consentendo così una migliore valutazione del quadro clinico” spiega il Prof. Nicola Bizzotto, chirurgo ortopedico dell’Università degli Studi di Verona. A questo va aggiunto un ulteriore aspetto relativo al rapporto medico-paziente, in cui il secondo, osservando concretamente il trauma subito, comprende meglio la condizione di salute e aderisce con maggiore convinzione al trattamento proposto dal primo.

In occasione del recente 3DPrint Hub di Milano sono state presentate le principali innovazioni di settore, che non riguardano tuttavia solo il campo ortopedico-traumatologico ma anche la sfera ortodontica o la chirurgia addominale e vascolare. L’uso di modelli specifici per ogni paziente permette di simulare casi clinici reali, aprendo nuovi scenari nella pianificazione pre-operatoria. Sono tanti quelli già utilizzati e tantissime le applicazioni disponibili in futuro, grazie alla diffusione dei processi di stampa tridimensionale. Un’innovazione che potrebbe portare nuova linfa anche alla ricerca in campo biomedico e sanitario. Oltre che miglioramenti sensibili nella vita dei pazienti, così come in quella dei medici che li hanno in cura

Marco Cosenza

trapianto

 

 

LONDRA

 

attuato il primo trapianto

 

a cuore spento

 

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